XXXIV Giornate FAI di Primavera– 21 e 22 marzo 2026
Il 22 e 23 marzo 2026 in occasione delle XXXIV Giornate FAI di Primavera abbiamo guidato i visitatori a Villa Parravicini Sossnovsky, un interessante esempio di architettura lombarda del Cinquecento e ammodernata nell’Ottocento, perfettamente conservato.
Dopo un’introduzione storica sui nobili proprietari che danno anche il nome al borgo di Parravicino, abbiamo illustrato il parco e la villa, una nobile dimora di campagna, che si colloca dove, alla fine del secolo XI, sorgeva l’antico maniero dei nobili de Paravexino. L’unica testimonianza tuttora visibile di quel periodo è la “Torre Pendente”, poiché l’antico castello fu distrutto dai milanesi. L’odierna dimora, oggi è di proprietà della famiglia Parravicini Sossnovsky (Il conte russo Alexander Sossnovski ha sposato Camilla Parravicini, nonna della proprietaria Camilla).
Ci siamo soffermati sulla descrizione della facciata della villa, che in origine era una tipica casa nobiliare brianzola con un portico che si snodava lungo la facciata signorile. A fine Ottocento, il Conte Emiliano Parravicini decise di demolire il porticato e di trasformare la corte della dimora in giardino, separò con tavolati interni gli ampi spazi cinquecenteschi e realizzò un giardino all’inglese. La villa cinquecentesca venne trasformata in una classica villa di delizia per la villeggiatura della famiglia Parravicini. Oggi, al posto del portico, ci accoglie la facciata principale della dimora, con una doppia scalinata scenografica al di sotto della quale si trova l’entrata alla cantina.
Ci siamo spostati poi nel giardino all’inglese per ammirare piante secolari, come un maestoso cedro dell’Himalaya, una sughera, inclusa nel censimento degli alberi monumentali della Lombardia, un bellissimo tasso, una tuia, un Ginkgo biloba, una betulla e maestose magnolie.
Siamo passati poi all’interno della villa, per vedere come nell’Ottocento era stato suddiviso il grande salone cinquecentesco. Per prima cosa abbiamo visitato alcuni salottini da tè e da conversazione arricchiti da preziosi lampadari di vetro di Murano e da alcuni frammenti di affreschi con scene religiose o mitologiche per poi entrare nel grande salone cinquecentesco, sicuramente l’ambiente di maggior interesse artistico e storico, Il fastoso salone si presenta nella sua eleganza cinquecentesca con un fregio che corre su tutti e quattro i lati, con immagini di putti, strumenti musicali, cornici con paesaggi di fantasia, e gli stemmi appartenenti alle famiglie legate ai Parravicini.
Sempre nel salone centrale domina il bel camino monumentale in pietra molera, sormontato dagli stemmi dei Parravicini con il cigno, da quello dei Visconti con il Biscione e da quello a scacchiera dei Belgiojoso. Al centro della sala, il cigno, simbolo dei Parravicini, compare maestoso in uno stemma a scudo sul pavimento, in latino cigno si dice para avis che richiama il nome Parravicini.
Appesi alle pareti i ritratti degli antenati della famiglia dei Parravicini. Il più celebre è stato il Cardinale Beltramino Parravicini, uomo di grande valore e personaggio molto influente in epoca medievale, che nella prima metà del ‘300 fece costruire il castello di Pomerio, fece restaurare il castello di Casiglio e costruire la chiesa di S. Maria Assunta a Casiglio accanto al castello.
L’altro ritratto presente nel salone raffigura la contessa Ursula Sacchi, donna colta, nobile e ricca, che ha sposato nel 1656 il secondo feudatario Cesare Parravicini.
Nella saletta opposta al camino si trova il ritratto del conte Genova Giovanni Battista Thaon di Revel, importante militare, patriota, politico, diplomatico e storico italiano che partecipò alle campagne del Risorgimento e all’unificazione d’Italia. La figlia del conte, Sabina, sposò il 10 luglio 1893 il conte Emiliano Parravicini di Parravicino.
Usciti dal salone, abbiamo accompagnato i visitatori nel cortile retrostante la villa, dove si conserva ancora la tipica corte brianzola. Sono conservate: le colonne che facevano parte dell’antico porticato antistante la villa, che ad oggi fungono da sostegno per questo berceau. In questa parte della villa si può ancora vedere una porzione della vecchia strada acciottolata di epoca medievale che congiungeva i borghi di Casiglio e di Parravicino e la torre pendente, ovvero il rudere dell’antico castello dei Parravicini risalente all’XI XII secolo.
Infine, abbiamo concluso la visita, nei saloni sotterranei, dove sono collocate grosse botti di rovere, utilizzate per l’invecchiamento del vino, restaurate e ricollocate nella loro posizione originaria sui grossi supporti in pietra serrizzo e una “brenta”, il grosso contenitore adibito al trasporto dei grappoli. Ai lati del cantinone si possono inoltre vedere i canali (attualmente riempiti di ghiaia) dove scorrevano le acque necessarie a dare all’ambiente la giusta temperatura. Nella parete di fondo è visibile lo spazio dove probabilmente era collocato lo scivolo mediante il quale venivano fatti scendere i grappoli d’uva per essere spremuti.
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